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Biopolitica, immunità, comunità
Roberto Esposito

1. Biopolitica

Nel giro di qualche anno - da quando Michel Foucault ne ha riproposto il concetto - la categoria di ‘biopolitica’ ha conquistato un ruolo di primo piano nel dibattito teorico internazionale. E tuttavia a tale rilievo non sembra corrispondere una adeguata chiarezza categoriale. Lungi dall’aver acquisito un assetto definitivo, il concetto di biopolitica appare segnato da un’inquietudine che ne impedisce una stabile connotazione, un assestamento definitivo. +

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II dono della vita tra «communitas» e «immunitas»
Roberto Esposito

1. Vorrei partire dalle due categorie alle quali da tempo sto lavorando, vale a dire quelle di «comunita» e di «immunita». Si tratta di due categorie, di due concetti, di due termini legati da un rapporto fatto insieme di contrasto e di indissolubilità, di indissolubilità contrastiva, fuori dal quale ciascuno di essi finisce per perdere la sua significazione piú pregnante. Partiamo da quello di comunità. Ciò che è risultato dalle mie ricerche è un vero e proprio ribaltamento della sua definizione corrente nel dibattito filosofico novecentesco. Mentre, infatti, tutte le filosofie comunitarie e neocomunitarie, di matrice tedesca o anglosassone, legano l’idea di comunità a quella di appartenenza, di identità e di proprietà - la comunità come ciò che identifica qualcuno con il proprio gruppo etnico, con la propria terra, con la propria lingua - il concetto originario di comunità ha un significato radicalmente differente. +

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La comunità terribile. Della miseria dell’ambiente sovversivo
Tiqqun

Genesi

oppure storia di una storia
C’è qualcosa della povera e breve infanzia,
qualcosa della perduta felicità che non si ritrova,
ma anche qualcosa della vita attiva di
oggi, della sua piccola vivacità incomprensibile
eppure sempre presente, e che non si saprebbe
come uccidere.
F. Kafka +

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L’attuazionismo in Sorel e il concetto di comunità
Comunità Comuniste

Introduzione

Le Riflessioni sulla violenza rappresentano uno sguardo lucido e appassionato sul tempo storico nel quale Sorel vive. Egli vi prende parte da una prospettiva particolare: quella di un uomo la cui esigenza è di coincidere con il proprio pensiero, di assumere una coerenza che non teme la contraddizione, di non disdegnare di ritornare più volte su un argomento per riformularlo o per arricchirlo d’ulteriori considerazioni. Sorel intende essere un uomo che rifiuta la mediocrità e non teme di essere considerato marginale. Egli è cosciente che il suo modo di procedere è costellato da limiti e da una mancanza di metodo inteso come ufficialità accademica. Preferisce rivolgersi ai suoi pochi lettori1 e correre i rischi che ciò comporta. Seguire un metodo, uno schema, significherebbe chiudersi dentro un cerchio dorato per impedire a fatti nuovi di disturbare l’edificio razionale. Il pensiero è sempre in costruzione. Esso rappresenta l’atto vitale nel quale imprevedibilmente l’irrazionale irrompe. Non ama gli intellettuali da qualsiasi parte politica provengano, in quanto il loro scopo è solo quello di ristabilire lo Stato, e il più delle volte di rafforzarlo, per farne un proprio oggetto, una conquista personale. +

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Capitalismo, imperialismo, Stati, mercato, Berlusconi, la FIAT e la sinistra
Comunità Comuniste

“When you have eliminated the impossible, whatever remains,
however improbable, must be the truth.”
Sherlock Holmes

Avevo preparato questo scritto una decina di giorni fa, prima della conclusione della vicenda Fiat. Ora, a vicenda di fatto conclusa, tutti i commentatori, di sinistra e di destra, guardano stupefatti a questo “intervento dei governi e degli Stati” in una “faccenda di mercato”. +

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