/ Paolo Virno

Moltitudine/classe operaia (2002)
Paolo Virno

Vi sono alcune analogie e molte differenze tra la moltitudine contemporanea e la moltitudine studiata dai filosofi della politica seicentesca. Agli albori della modernità, i “molti” coincidono con i cittadini delle repubbliche comunali anteriori alla nascita dei grandi Stati nazionali. Quei “molti” si avvalsero del “diritto di resistenza”, dello ius resistentiae. Tale diritto non significa, banalmente, legittima difesa : è qualcosa di più fine e complicato. Il “diritto di resistenza” consiste nel far valere contro il potere centrale le prerogative di un singolo, di una comunità locale, di una associazione di mestiere, salvaguardando forme di vita già affermatesi a tutto tondo, proteggendo consuetudini già radicate. +

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Paolo Virno, una visión de los movimientos sociales desde el autonomismo obrero italiano
Verónica Gago

En su primera visita al país, la semana próxima llegará a Buenos Aires el filósofo italiano Paolo Virno. Con cuatro presentaciones públicas en Buenos Aires y Rosario, Virno expondrá las tesis de su nuevo libro, Ambivalencia de la multitud (Tinta Limón, 2006), que adelanta en este diálogo con Página/12 desde Roma. Su nombre, sin embargo, es conocido en estas tierras desde hace algunos años. Después de las jornadas de diciembre del 2001, en medio del calor de asambleas, piquetes y cacerolas, Virno dijo que veía en los acontecimientos argentinos en marcha la acción de una “multitud” : es decir, un nuevo sujeto que -a diferencia del “pueblo”- huía de las formas de representación política clásicas, desconfiaba de toda consigna de unidad y se resistía a la obediencia. +

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Ante un nuevo siglo XVII. Entrevista con Paolo Virno
Verónica Gago

“Si identificamos la nueva figura de la soberanía mundial con los años de Clinton, llamándola imperio, nos arriesgamos a enmudecer cuando entra en escena Bush. Pienso que sólo ahora, con la guerra de Irak, comienza el verdadero ’después del muro’, es decir, la verdadera, larga redefinición de las formas políticas. Sólo ahora comienza una ’fase constituyente’. Terrible, ciertamente, pero con vías abiertas, aunque sólo sea porque en ella actúa el movimiento de movimientos”, dijo el filósofo italiano Paolo Virno. +

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La festa del General Intellect (2004)
Paolo Virno

Negli anni Settanta, il primo maggio fu una ricorrenza stantia e anche un po’ gaglioffa. Stantia, perché le lotte operaie - e la politica, e la vita in genere - se ne tenevano scrupolosamente alla larga. In quelle adunate prive di ogni allegria, c’era soltanto il sindacato in quanto istituzione nevralgica dello Stato keynesiano. Le confederazioni rivendicavano a gran voce, talvolta con la stizza di chi parla da solo, il loro ruolo di rappresentanti legali della merce forza-lavoro, l’unica davvero strategica nelle moderne società industriali. Gli operai in lotta, che proprio quella merce volevano risolutamente abrogare (anzitutto inflazionandone il prezzo, fino a renderla antieconomica), se ne fottevano delle sfilate in nome del “nuovo modello di sviluppo”. +

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Gli angeli e il general intellect (2004)
Paolo Virno

Oggi, chi voglia afferrare il proprio tempo con il pensiero (anziché perdere tempo in pensieri squisiti o roboanti, comunque innocui), deve soffermarsi a lungo sul rapporto che intercorre tra ciò che è massimamente comune e ciò che è massimamente singolare. Questo locutore particolare, i cui enunciati hanno suscitato la nostra approvazione o la nostra stizza nell’ultima assemblea degli intermittenti dello spettacolo, differisce da tutti coloro che hanno preso la parola prima e dopo di lui. Ma differisce dagli altri locutori, costituendo un ente singolare, proprio e soltanto perché condivide con essi una “natura comune”, ossia la facoltà di linguaggio. +

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